Nonostante la sensibilità possa variare da persona a persona, l'esser circondati nel lavoro quotidianamente da persone fortemente addolorate per la perdita di un proprio caro, non può lasciare un operatore cimiteriale indifferente.
Per evitare di assorbire questi continui stati d'animo negativi, i colleghi mi facevano allontanare sempre di qualche metro dal corteo almeno per il tempo in cui il sacerdote recitava le preghiere di rito che si concludono con un'ultima benedizione al defunto prima di procedere alla sepoltura.
Chi svolge questo lavoro comunque, deve sapersi controllare emotivamente, anche in situazioni particolarmente delicate come durante le operazioni di esumazione o estumulazione presenziate dai famigliari della salma.
Al disagio fisico del particolare lavoro manuale infatti, si aggiunge pure la componente emotiva dell'operatore che può gravare quando i parenti presenti alle operazioni raccontano in lacrime il patire del loro caro in vita o il grande vuoto che ha lasciato con la sua improvvisa dipartita da questo mondo.
Per i famigliari è un po come rivivere il giorno del funerale anche se possono essere trascorsi venti, trenta o piu anni... è inevitabile che riaffiorino i dolorosi ricordi del giorno dell'addio.
In uno dei cimiteri suburbani di Vicenza, dove tra l'altro riposano tutt'ora gran parte dei miei parenti paterni, al fine di recuperare il terreno per nuove inumazioni di salme, erano state programmate per il mese di dicembre ottanta esumazioni dai quattro campi che si trovavano all'ingresso principale.
Prima di effettuare le operazioni di esumazione delle salme bisognava disallacciare le lampade votive, rimuovere le fotoceramiche, i vasi, i lumi e quant'altro vi fosse sulle tombe, demolire e rimuovere le lapidi, delimitare i campi in esumazione con apposita rete da cantiere.
Il tempo non era dei migliori e le giornate alternate di pioggia e neve rendevano il terreno circostante fangoso e quindi difficoltoso da calpestare.
Un collega di esperienza, con l'escavatore procedeva allo scavo inizialmente delle fosse di salme delle quali poi dovevamo raccogliere e deporne i resti mortali nell'ossario comune del cimitero per disinteresse o irreperibilità dei famigliari.
Successivamente vennero esumate le salme per le quali era stata fatta preventiva richiesta della famiglia di raccoglierne i resti in cassettina per essere tumulati in celletta ossario o altro tumulo.
In quel periodo un signore capitava tutti i giorni al cimitero avvicinandosi agli scavi per curiosare nonostante la recinzione delimitasse l'area ed il mio collega lo invitasse ripetutamente e cortesemente di allontanarsi.
Quest'uomo di circa sessant'anni o poco meno però, incurante delle parole, continuava a sbirciare imperterrito fintanto che il collega addetto allo scavo un giorno si stancò di parlare a vuoto ed essere cortese con lui, e dopo aver arrestato l'escavatore, lo intimò ad andarsene immediatamente e non tornare più.
Noi che dovevamo lavorare in condizioni piuttosto critiche per la pioggia, il fango e la difficoltà di esumare salme spesso indecomposte, eravamo infastiditi da questa persona che non dimostava alcun rispetto delle regole e del nostro operato.
Da solo arrivavo ad esumare fino a sette salme al giorno, ma iniziavo a sentirne il peso quando la mattinata giungeva al termine.
L'ultimo giorno mi capitò di vivere l esperienza più forte che mi fosse mai capitata prima....dovevo esumare l unico bambino (9 anni), che era stato sepolto in quei quattro campi.
Per la particolarità del caso, sentivo in quel momento la gravosa responsabilità di quell'incarico, ma non rifiutai.
Speravo solo di essere all'altezza della situazione perchè dovevo trattenere la mia emotività e usare la massima delicatezza possibile al momento della raccolta dei poveri resti del bambino alla presenza dei genitori.
Quando il collega con l'escavatore smise di scavare, scesi nella fossa con un nodo alla gola per togliere il coperchio dalla bara bianca.
Spesso a causa del terreno argilloso, le casse erano sommerse nell'acqua ristagnante e quella del bambino non fece eccezione.
Alzai la testa in direzione della famiglia e mi accorsi che c'era quel signore che tutti i giorni si era recato al cimitero rallentando le nostre operazioni di scavo.
Aveva occhi lucidi e lacrime che gli scendevano copiose sulle guance mentre attendeva in silenzio che gli porgessi i resti del suo amatissimo bambino sulle sue mani avvolte da un velo bianco.
Fu doppiamente dura per me quando capii che il signore era il papà del bambino, ma il senso del dovere e la pietà per quell'uomo mi fecero trovare la forza per portare a termine il mio lavoro cercando alla cieca di recuperare nell'acqua torbida che ricopriva la cassa, le piccole ossa di quel bambino.
Tuttavia ancora non sapevo la cosa più straziante della storia......il padre portò un giorno il figlio a pescare con lui lungo le sponde di un fiume, ma gli cadde dentro annegando.
Dopo questa rivelazione mi fu tutto più chiaro e comprensibile perchè quel pover'uomo si fosse recato tutti i giorni al cimitero sordo agli inviti di allontanarsi dagli scavi.